Cenni storici sul brigantaggio Rofranese

Chesta è la terra mia, terra ri stiendu, ri brihanti ca sinni su scurdati puri li Santi. Giuseppe Liuccio dal libro “Chesta è a Terra Mia”

 

“Lo Stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e a fuoco l’Italia meridionale, squartando, fucilando e seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono di infamare con il marchio di briganti”.
Antonio Gramsci, nel 1920, su Ordine Nuovo

Pino Aprile nel suo libro Carnefici conteggia oltre 230.000 vittime che perirono per mano della Regia Armata Sarda la quale il 4 maggio 1861 assunse il nome di Regio Esercito Italiano.

Garibaldi e Vittorio Emanuele disattesero le promesse e si scatenò una lotta partigiana che durò molti anni, oltre un decennio. A mio parere il Ronsini non potè raccontare questa versione perchè sarebbe stato accusato di “collaborazionismo con i briganti”. Una condanna per manutengolismo portava al carcere, al domicilio coatto o confino (deportazione al nord).

Ecco sosa scrive il Canonico Domenico Antonio Ronsini (Rofrano 23.06.1811 Rofrano † 20.09.1879) sul brigantaggio postunitario:

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“Dopo il 1862 i briganti, bruzzaglia del male, che vuole aonestarsi con nomi di partiti, fatto nido nei boschi de’ vicini Comuni, ne sbucarono due volte gettandosi con audacia su varii paesetti: da Rofrano furono respinti, e se in breve andaron dispersi, si deve in gran parte al coraggio della nostra Guardia Nazionale. Nulladimeno avverassi allora, come dice Scipione Ammirato nel suo Tacito, che i privati sostengon due pene de’ falli altrui. Ci vessò quella canaglia col terror della sua barbarie , co’ furti, e co’ ricatti. Nè furon rose per noi i militari alloggiamenti, l’ assurdo stato di assedio più volte rinnovato, e l’ insano dispotismo della legge Pica. Necdum finitus. Orestes ! “
N.d.r. [Il Canonico utilizzerà questa locuzione latina per darci memoria della complessità degli eventi e delle tragedie che si susseguirono.]

Dal libro Cenni storici sul Comune di Rofrano (pag.35) Can. Domenico Antonio Ronsini 1873 

Le prime tracce di brigantaggio a Rofrano di cui si ha testimonianza scritta  sono sempre contenute nel libro del Can. Domenico Antonio Ronsini ma, si tratta del brigantaggio preunitario.

Da una fonte sconosciuta rintracciata sul web:
Quanno po’ nci fùro li briànti, nci scavàro, avìano fatto la grotta ra into la chiesa e scinnìa abbàscio fino a lu jùme, sotta lu paése. ” 

Riferimento al brigantaggio post-unitario, che in queste zone trovava ottime basi per le scorrerie ai paesi vicini; nelle grotte, ancora oggi visibili, i briganti si nascondevano; numerose sono le leggende di gallerie sotterranee che conducono a favolosi tesori.

Il Ronsini per questi eventi non indica una data precisa ma dopo aver svolto alcune ricerche ho potuto stabilirne il periodo storico. Se da un primo momento la mia idea era che questi eventi fossero collegati con quelli del 1862, da una più attenta e ampia lettura, gli eventi sono compatibili con l’occupazione Napoleonica 1805 – 1808 e il Regno di Gioacchino Murat 1808 – 1815 nominato da Napoleone Re di Napoli. Si può dunque affermare che trattasi del periodo del brigantaggio definito anche Sanfedeista/Lealista e tracce nella memoria collettiva se ne hanno anche a Padula dove numerosi furono i saccheggi presso la Certosa. 

Di fondamentale importanza sarà il contributo che forniranno i Briganti per restituire il Regno delle Due Sicilie al Re Ferdinando I delle Due Sicilie 1816 – 1825.

 “Sotto il Militare Governo fu saccheggiato, e guasto da’ briganti. Il Capitano Nicola Domine nostro cittadino fu da quel Governo incaricato di difendere l’intero Distretto di Vallo colla sua compagnia di militi quasi tutti Rofranesi. Il suo zelo stimolò contro noi la vendetta di que’ brutali. Capitanati da Pasquale Rosa in numero di 400 furono bravamente respinti; ma dopo vari tentativi inutili Michelangelo Luongo alla lor testa sorprese Rofrano disarmato, e lo pose a sacco, e ruba. Allora fu involta nell’incendio la ricca Biblioteca dell’Arciprete Diodato Ronsini, molte schede Notarili, e l’Archivio Parrochiale di San Nicola.”

Come avvenne più tardi nel 1862-1863 con la banda di Giuseppe Tardio di Piaggine Soprane, anche nel periodo preunitario i briganti spesso riuscirono a cancellare i debiti contratti con i proprietari dei fondi terrieri e delle tasse sui cereali o macinato, bruciando qualsiasi documento.

Pagina in fase di realizzazione.

L'ultimo Re del Regno delle Due Sicilie

Predecessore Ferdinando II
Successore titolo estinto
Nome completo Francesco d’Assisi Maria Leopoldo di Borbone-Due Sicilie
Nascita Napoli, 16 gennaio 1836
Morte Arco, 27 dicembre 1894
Luogo di sepoltura Basilica di Santa Chiara, Napoli
Casa reale Borbone
Padre Ferdinando II delle Due Sicilie
Madre Maria Cristina di Savoia
Consorte Maria Sofia di Baviera
Figli Maria Cristina Pia di Borbone-Due Sicilie
Religione Cattolicesimo
«Io sono Napolitano; nato tra voi, non ho respirato altr’aria, non ho veduti altri paesi, non conosco altro suolo, che il suolo natio. Tutte le mie affezioni sono dentro il Regno: i vostri costumi sono i miei costumi, la vostra lingua la mia lingua, le vostre ambizioni mie ambizioni.»
(Francesco II delle Due Sicilie[1]) Viva ‘o RRe’!

L'ultima Regina del Regno delle Due Sicilie

Maria Sofia, la regina che non si arrese mai!
L’8 gennaio 1859 sposò per procura Francesco di Borbone. Morto Ferdinando II, a soli 18 anni divenne regina fino alla capitolazione di Gaeta, avvenuta il 13 febbraio 1861 data in cui il Sud perse per sempre la sua indipendenza.
Divenne popolare proprio durante l’assedio di Gaeta, dove la corte si era rifugiata il 6 settembre 1860, per tentare l’ultima resistenza alle truppe piemontesi.
Cercò in tutti i modi di incoraggiare i valorosi soldati borbonici incitandoli alla battaglia, partecipando personalmente ai combattimenti, recandosi in visita ai feriti negli ospedali, distribuendo medaglie con coccarde colorate da lei stessa confezionate; prese ad indossare un costume tradizionale calabrese di taglio maschile in modo che la popolazione la sentisse più vicina. E quando la situazione peggiorò e suo marito Francesco II la esortò a lasciare la roccaforte fu irremovibile nella sua decisione di rimanere accanto al suo popolo.

13 febbraio 1861, a GAETA finiva l’INDIPENDENZA del SUD. La fine del REGNO delle DUE SICILIE.

Il COMUNICATO che FRANCESCO II di BORBONE mandò da GAETA al popolo del REGNO delle DUE SICILIE.

Sulle orme dei Briganti

I monti Cilentani quale parte dell’appennino Lucano, furono rifugio delle bande dei Briganti che molto spesso venivano utilizzati per riunire le forze, bivaccare e nascondere anche tesori. Di seguito alcuni sentieri che si possono percorrere sulle orme dei Briganti

Scanno del Cantatore
La Raia del Pedale
Monte Gelbison - Passo della Beta
Monte Centaurino - Rupe di San Paolo

Altre mappe sono disponibili nell’area File, i sentieri sono meglio descritti nell’area Escursionismo

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